La figura della Pizia riemerge dal mito per farsi carne e voce nel cuore di Palermo, diventando un tributo vibrante all'energia femminile che da secoli segna l'identità profonda del quartiere Capo. Questa rappresentazione non è solo un atto teatrale, ma un rito di riappropriazione dei luoghi e dei sensi, dove il mito greco si specchia nella realtà viscerale della città.
L'evento abita la “Discesa dell’Eternità”, una cavea di straordinaria suggestione incastonata nel tessuto urbano. In questo spazio, i segni della Street Art non sono semplici decorazioni, ma alleati di una visione che trasforma la percezione della "degenerazione urbana" in una poetica narrazione delle rovine. Qui, il rudere contemporaneo smette di essere ferita per farsi palcoscenico, un luogo dove l'antico e il moderno si fondono in un'unica, potente immagine di resistenza culturale.
In una scelta di profonda autenticità e generosità, è proprio una donna del quartiere a incarnare la figura mitica della Pizia. La sua presenza crea un clima mitico "Greco-Palermitano" unico, capace di annullare la distanza tra l'archetipo universale e la vita quotidiana.
L'oracolo non parla una lingua distante, ma si esprime attraverso il dialetto siciliano: una lingua oracolare, arcaica e immediata al tempo stesso, che sulla traccia drammaturgica di Lina Prosa scava nel vissuto per restituire profezie e memorie.











