La guerra di Troia è iscritta nel sacrificio di due giovani donne
immolate per ottenere dagli dei e dagli eventi naturali
gli auspici favorevoli a far partire i Greci per Troia e per farli
tornare in patria, dopo la vittoria.
Per il viaggio di andata è sacrificato il corpo di Ifigenia
(figlia di Clitennestra e Agamennone).
Per il viaggio di ritorno è sacrificato il corpo di
Polissena (figlia di Ecuba).
Uno stesso atto efferato a carico del corpo femminile
si proietta con potenza sulla realtà di oggi e sulla
scena contemporanea. C’è una genealogia delle
figure mitiche, diffusa tra i laboratori in
programma che il teatro invece
tratta per singole identità per guardare più approfonditamente negli abissi della
condizione umana. Euripide ci ha lasciato
due testi: Ifigenia in Aulide e Ifigenia in Tauride.