Teatro

Archivio Teatro Studio Attrice/Non



Spettacoli


La Gattoparda

a cura di Miriam Palma


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La Gattoparda Creazione teatrale di Miriam Palma e Lina Prosa
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Progetto Maria. Scene del corpo combattente

Progetto 2008-2009, della durata di un anno sostenuto dalla fondazione Johnson & Johnson. Il progetto è concepito come spazio di riflessione e sperimentazione dell’universo critico del corpo femminile nella realtà contemporanea e delle sue scene di resistenza attraversate dal linguaggio teatrale...
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Grandezza e debolezza del seno e della lingua madre

a cura di Miriam Palma

Volontarie e attrici, le donne cantano Progetto sostenuto da Komen Italia onlus
La voce e il canto al centro della ricerca e la interpretazione del repertorio della canzone popolare siciliana, baluardo prezioso di una cultura in estinzione che se ne va insieme al dialetto, ovvero la lingua madre. Una lingua debole, poco resistente alla cultura dominate, ugualmente irripetibile, come l’identità di una donna che vive o ha vissuto l’esperienza di cancro al seno. Insieme due fascinazioni cardine della nostra civiltà: la lingua delle origini e il seno femminile.


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Papireto. L’anima liquida della città

Palermo, 15 Giugno 2006

i luoghi del Papireto Azione scenica itinerante sui luoghi della piena del fiume.
Laboratorio a cura di Miriam Palma


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Grandezza e debolezza del seno e della lingua madre

Palermo, 10 ottobre 2005

Progetto sulla memoria e sul canto popolare siciliano

Un progetto sulla memoria e sul canto popolare siciliano.
Pazienti, familiari, medici, cittadini sono invitati a raccogliere, raccontare, cantare memorie della tradizione siciliana.
I materiali saranno elaborati ed eseguiti assieme ai partecipanti al laboratorio sulla voce curato da Miriam Palma che dal 10 ottobre si terrà al Centro Amazzone.


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Verso Lampedusa

Donne sul bordo del mare di fronte l’Africa. Secondo laboratorio.
21-26 giugno 2005


Donne sul bordo del mare di fronte l’Africa con François Koltès, filmaker, Parigi.

I luoghi
Teatro ai Due Alberi-Centro Amazzone
Macauda Beach - Litorale di Sciacca


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Negozio Gerusalemme

Città di Palermo e Associazione Arlenika onlus
13-14 dicembre 2003
Cantieri Culturali alla Zisa - Grande Vasca

Centro Amazzone / Videoteca
O douce nuit
proiezione video delle prove e dello spettacolo realizzato da Tadeusz Kantor al Festival d'Avignone nel 1990
realizzazione: Laurent Champonnois
Insitut Memoires de l'Edition Contemporaine,
"Academie Experimentale des Theatres", Parigi
Con il sostegno del Centro Culturale Francese, Palermo

Kantor. Interrogazioni della memoria
incontro con Marie Vayssiere, Parigi, regista, assistente di Kantor e con Maria Lombardo, giornalista, Catania, Anna Sica, Università di Palermo

Centro Amazzone - Teatro Studio "Attrice/Non"
Negozio Gerusalemme
Progetto drammaturgico di Lina Prosa
Laboratorio di Daria Teresi
Con Stefania Amato, Livio Blasi, Letizia Gagliano, Eleonora Li Gotti, Jaqueline Errante, Laura Sabella, Patrizia Schiavone, Franca Zangara, Rosalia Zangara.
Luci di Marcello D'Agostino
Suono Giorgio Bongiorno
Collaborazione di Magda Vicari
Coordinamento di Anna Barbera


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Cassandra on the road


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Foto dallo spettacolo Cassandra on the road testo
Lina Prosa

messinscena
Marion D'Amburgo e Lina Prosa

Cassandra è una donna greca emigrata in America. Operaia alla Coca Cola, è stata licenziata per avere predetto la "crisi" della fabbrica. Luogo centrale della scena, essenziale, segnato da oggetti della quotidianità e da riferimenti di culto della modernità, è il mercato delle mele a cui è legata la sopravvivenza di due venditrici di mele, ovvero Coro residuo della tragedia greca. Da qui Cassandra riparte per lanciare la sua ultima profezia: il congelamento finale della nostra realtà-frigorifero.


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Le Antigoni

Un progetto sulla pluralità femminile di Antigone

Locandina dello spettacolo Le Antigoni La malattia è un veicolo di destabilizzazione delle incrostazioni culturali, che si addice ad un lavoro di smantellamento della coscienza occidentale che Antigone presuppone. Per cui, collocati fisicamente al Centro Amazzone, nella temperie del relativo progetto sul cancro al seno, ci siamo sentite bene attrezzate nel disporre di un bagaglio umano fatto di dolore e lotta, della stessa materia di cui è fatta Antigone, partendo da testo di Sofocle, per conoscere il "fatto" e per appropriarci della verità mitica.
La ricerca di laboratorio è diventata un percorso verso Antigone, a crearlo è stato il vissuto personale e storico e quindi una materia continuamente attiva. A metà del percorso si è inserito nel progetto una figura maschile importante per il Centro Amazzone, Livio Blasi, uno degli oncologi impegnati nel settore di prevenzione. A questo punto le coordinate drammaturgiche hanno subito una modifica sia per la forza delle presenze in campo, sia per un arricchimento dell'esperienza ampiamente espressiva della liberalizzazione del territorio umano che il nostro lavoro aveva messo avanti.
Dal rapporto con Marion D'Amburgo e con i suoi seminari ha preso avvio il testo autonomo, risultato finale della raccolta di emozioni, evocazioni, riflessioni, azioni, drammaturgicamente inerenti alle due grandi realtà nate durante il percorso: da un lato la pluralità delle Antigoni, dall'altro la singolarità di Creonte. Ma per consegnare Antigone alla nostra attualità, in senso teatrale, bisognava dare prova di un atto poetico, sostanziare la nostra distanza millenaria dalla sorgente. Abbiamo messo in moto una macchina di migrazione poetica capace di portarci dentro la modernità: I Sepolcri di Ugo Foscolo. Una poesia ugualmente nata da un dibattito nato al tema della sepoltura scaturente da un editto, come quello di Saint-Cloud (l'obbligo di trasferimento dei cimiteri fuori dalle città) una poesia su cui ci si poteva muovere nel tempo, per guardare con l'occhio interiore i luoghi più dolorosi della storia in cui non ha mai smesso di battere un cuore di Antigone. A guida della macchina Tiresia, il vate cieco di sempre, l'uomo che dal buio ha sempre tratto sapienza ed ammonimento.


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La farmacia di Pentesilea


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Locandina dello spettacolo Pentesilea La Farmacia di Pentesilea nasce come ricerca orientata sulla interazione di tre piani di lavoro:
- ascolto del corpo e narrazione orale/scritta
- studio sonoro della memoria delle Amazzoni
- formazione del linguaggio teatrale

Pentesilea, come luogo dell'immaginario femminile, come culto del Teatro che oltrepassa la letteratura, come funzione originaria di sciamana, guaritrice. A tal fine il suo nome è associato al complesso delle conoscenze e alla fabbrica del rimedio, del farmaco, nell'accezione umanistica del termine.
Nel percorso sono stati prodotti dei materiali di scrittura sotto forma di interviste a vecchissime donne in grado di ricordare storiche battaglie personali; così pure sono stati messi insieme racconti sul vissuto personale sotto la metafora dell'arma.
L'8 marzo del 2000 è stato presentata al pubblico la prima tappa scenica dal sottotitolo La partenza: la scelta delle armi. Il giardino del Centro Amazzone è diventato scena totale dell'evento. Qui il camper del mammografo, del Servizio di Radiologia del Centro Tumori, ha perso i suoi connotati ospedalieri per trasformarsi in una sorta di Carro di Tespi, emozione originaria del teatro, nell'andare nomade dei corpi attori e delle parole, verso la terra di un pubblico, di un'altra società.


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Parole dentro/Parole fuori

Giornata dedicata al diritto alla salute delle donne carcerate e colpite da cancro come Silvia Baraldini.

Prove dello spettacolo Parole dentro/Parole fuori "Parole Dentro", scritto dal gruppo di laboratorio, mette insieme frammenti di realtà rivista immaginariamente attraverso il vissuto personale.
La città, il malessere esistenziale, la memoria, la lotta personale, sono alcuni temi di una "staffetta" di donne per arrivare, attraverso lo scambio di segni personali, al traguardo di una solidarietà collettiva di cui ha tanto bisogno la nostra società.
Prove dello spettacolo Parole dentro/Parole fuori In scena
Daria Teresi, Franca Zangara, Letizia Gagliano, Rosalia Zangara, Maria Valente, Dora Randazzo, Stefania Amato, Eleonora Li Gotti, Magda Vicari.

Ambientazione scenica
Marcella Porpora

Coordinamento drammaturgico
Lina Prosa

APPELLO: IL CORPO NON E' UN CARCERE

Il "senso comune" è il senso che tende ad incarcerare la vocazione della vita alla diversità.
Il cancro, ed in particolare il cancro al seno, è socialmente gestito dal "senso comune", ovvero dalla paura, dalla superstizione, dal pudore, dal pensiero predominante che, sconoscere un problema, girarsi dall'altro lato, è come scongiurarlo, esserne immuni. Nell'esperienza femminile di cancro un corpo intaccato per chirurgia nella sua sede del piacere, della maternità, della nutrizione, quale è il seno, perde agli occhi degli altri valore, identità; nella sua pura sofferenza, finisce per fare parte di tutte quelle degenerazioni sociali che si manifestano in maniera sbrigativa nella cancellazione del corpo, nella sua "deposizione". Meglio allora la "reclusione", il restringimento delle funzioni, l'obbligo ad un decalogo di precauzioni e di discriminazioni, meglio un corpo di donna sotto tutela? Ma il corpo ha un valore che va al di là di ogni ragione.
Il corpo non è "carcerabile", non è riducibile al senso comune.
Oggi il nostro pensiero va alle donne che stanno subendo un doppio carcere: quello della giustizia e quello della malattia.
Una doppia cella, una doppia chiave.
Come Silvia Baraldini, come tante altre donne, per le quali la lotta contro il cancro, va fatta a corpo libero, perché com'è ormai riconosciuto dalla Scienza, la reazione psicologica, il sano rapporto tra corpo e mente, hanno un ruolo fondamentale nel raggiungimento della guarigione. Che sia data allora alle detenute una opportunità di cure piena, che la liberazione da uno strato di sbarre possa essere la condizione ideale per affrontare il carcere del cancro.


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